02-05-2022

Ai sensi di legge “ …il punto di conformità per le acque sotterranee rappresenta il punto a valle idrogeologico della sorgente al quale deve essere garantito il ripristino dello stato originale (ecologico, chimico e/o quantitativo) del corpo idrico sotterraneo, onde consentire tutti i suoi usi potenziali, … pertanto in attuazione del principio generale di precauzione, il punto di conformità deve essere di norma fissato non oltre i confini del sito contaminato oggetto di bonifica e la relativa CSR per ciascun contaminante deve essere fissata equivalente alle CSC …”.

Nelle Linee Guida SNPA 33/2021 (Metodologie e criteri di riferimento per la valutazione del Danno Ambientale ex parte VI del D. Lgs. 152/06) si accenna (§ 9.4.1.3) alle analogie tra la procedura di danno ambientale e quella di bonifica dei siti contaminati.
Tra queste spicca un riferimento al POC per le acque sotterranee, che “… viene nella prassi fissato al confine catastale al fine di garantire che le acque sotterranee che fuoriescono dalla proprietà abbiano caratteristiche qualitative idonee.”
Se da un lato questo approccio può essere ritenuto cautelativo, in quanto definisce requisiti da raggiungere per la falda idrica che varca il perimetro di una certa pertinenza, dall’altro esso non indica alcun requisito per il pennacchio di contaminante già fuoriuscito.

La questione è quanto mai rilevante, sia in accezione giuridica che sotto il profilo tecnico, atteso che il POC delle acque sotterranee nei siti contaminati (Parte IV, Titolo V del precitato decreto) costituisce strumento strategico non solo per indirizzare le azioni di controllo ambientale ma soprattutto per conseguire le finalità ultime del ripristino del bene pubblico.

Sul tema è disponibile (link) un recentissimo contributo interpretativo, elaborato in collaborazione con il Prof. Avv. Angelo Merlin, che approfondisce l’importanza del corretto posizionamento del POC ai fini del ristoro qualitativo della risorsa idrica sotterranea e più ingenerale della sua salvaguardia.